

Lo stemma è il blasone del Comune, ne rappresenta il simbolo grafico ed è posto a sigillo su tutti gli atti ufficiali e sulla carta intestata del Comune. Il Gonfalone è la "bandiera" del Comune: rappresenta il Comune nelle manifestazioni ufficiali e nelle commemorazioni anche presso altri Comuni o Enti pubblici ove sia presente il Sindaco in forma ufficiale; su di esso è ricamato lo stemma del Comune. L'uso dello stemma e del gonfalone è previsto come obbligatorio per i Comuni dal Reale Decreto 13.4.1905, n° 234. I primi studi per la ricerca di un emblema da porre in uno stemma risalgono agli anni trenta. In archivio comunale esistono due proposte entrambe degli anni 1935/1936, fatte nel periodo in cui è stato costruito il 'nuovo' Municipio, la Sede Municipale attuale. Per una di queste esiste anche una deliberazione del Consiglio Comunale che propone domanda di concessione dello Stemma e del Labaro del Comune. La deliberazione del Consiglio Comunale è la n. 188 del 15 dicembre 1935: non si conosce perchè non sia andata a buon fine.
Il primo si richiama principalmente alle caratteristiche agricole e zootecniche, anche passate, del Comune e, pertanto, pone nello Stemma un alberetto verde, a simboleggiare il complesso della produzione agricola locale, con - più in basso - un bue rossiccio pezzato, ad indicare gli armenti bovini ed ovini che danno vita all'industria dei latticini ed al commercio della lana; sotto il bue c'è un monticello di terra a richiamare la fertilità della terra di Teor. E' da notare che in quel tempo l'agricoltura era l'unica fonte di reddito e la unica ricchezza per la popolazione del Comune e che fioriva una notevole industria di lavorazione di pelli e cuoio, con fabbricazione di stivali e scarpe.
L'altro studio ha un richiamo fondamentale nella storia del Comune; pone principalmente la divisione che esisteva fra Teor e Chiarmacis da una parte e Rivarotta, Campomolle e Driolassa dall'altra: le prime erano di dominio veneto e le seconde di dominio imperiale prima dei rivolgimenti napoleonici. Nello stemma quindi si vede, nella parte alta, l'aquila che indica il territorio aquileiese (di concessione imperiale ai Patriarchi di Aquileia) e sotto l'arma dei Savorgnano e della Città di Udine. Dei due studi, già negli anni trenta, si era optato per la seconda soluzione, quella storica. La pratica era stata bene istruita ed avviata con deliberazione del Podestà di allora, sig. Arturo Picottini, ma non si sa come si arenò i non se ne parlò più fino al 1974. Nello stesso anno si riesuma la vecchia pratica e si ripropone domanda al Capo dello Stato per il riconoscimento dello Stemma comunale, con l'appoggio dello Studio Araldico di Genova. Dall'esame dei precedenti progetti si tenne conto dell'orientamento emerso fin dagli anni trenta e si decise quindi di assumere a stemma del Comune quello indicato nel secondo studio, cioè quello a carattere storico. Il Consiglio Comunale nella seduta del 26.4.1975, con deliberazione n° 15, decise così di chiedere in riconoscimento dello Stemma ed il Presidente della Repubblica la sanzionò con Decreto del 11.8.1975. L'esecuzione dei bozzetti finali ed ufficiali dello Stemma sono dello Studio Araldico di Genova, come pure la realizzazione del Gonfalone. Si riporta la trascrizione delle spiegazioni araldica e storica e la descrizione dello Stemma e del Gonfalone adottato per il Comune di Teor, quali risultano dai documenti predisposti nel 1935 e nel 1974 ed allegati alle deliberazioni del Podestà e del Consiglio Comunale per la pratica di concessione all'uso del blasone.
Cimato di corona di comune con più di 3.000 abitanti; sannitico; curvo troncato; d'azzurro all'aquila araldica d'oro al volo, afferrante ramoscello di quercia al naturale, nel primo; d'argento allo scaglione nero, caricato di lance in croce decussata con bandierine rosso-carminio, crocette 2-1-2, nel secondo. Sotto il giro: Comune di Teor. Gonfalone: drappo troncato di bianco e d'azzurro, caricato dell'arma (stemma) sopra descritta e riccamente ornato di fregi d'argento.
aquila: territorio aquilese;
d'oro: concessione imperiale ai Patriarchi di Aquileia e da questi ai feudatari goriziani;
quercia: indica dominio, nobiltà antica od anche forza e longevità; ricorda che il territorio del Comune una volta era boscoso come confermano i nomi antichi toponomastici Falt o Waldt, Valderia, Wrech;
campo azzurro: colore della provincia di Udine su cui vola l'aquila, e significa giustizia, lealtà, buona fama. Fu distintivo dei guelfi;
nero: fu introdotto da quei cavalieri che portavano il lutto ed indica prudenza e costanza, tristezza e dolore;
scaglione nero: il campo d'argento è l'arma dei Savorgnano, detti del monte o di Osoppo, e della città di Udine;
bandiera rosso carminio: crocettata è l'arma dei Savorgnano detti della Bandiera o di Arijs; bandierina rosso-carminio: su aste in croce decussata su lo scaglione nero è l'arma dei Savorgnano di Osoppo e Savorgnano di Arijs riuniti e Marchesi d'Istria.
L'attuale Comune di Teor riunisce i territori feudali delle ville di Teor, Campomolle, Driolassa, Chiarmacis, Rivarotta, delle quali - prima dei rivolgimenti napoleonici - due erano venete: Teor e Chiarmacis, e tre imperiali: Rivarotta, Campomolle e Driolassa. Lo scudo diviso in due parti ricorda appunto i due stati: Impero e Repubblica di Venezia. Questi il 3 maggio 1521, dopo lunghe trattative, stipularono le cosiddette 'Capitolazioni di Worms o Vormazia' per il cui capitolo quarto "... Campomolle e Rivarotta, appartenenti in origine al Castello di Marano rimasero soggette all'Impero, come prima e dopo le tregue" e vennero aggregate alla Contea di Gorizia. (Antonini: Del Friuli, pag. 216) Mentre Driolassa, giurisdizione goriziana da molto tempo, venne annoverata nel 1647 fra i beni del Principe Giov.antonio di Eggenberg, Signore di Aquileia e Conte Principe di Gradisca (op. cit. pag. 349).