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La Storia

Teor, verso la Chiesa

Ogni ’villa’ - così venivano chiamati i Paesi - formava una comunità a sé stante e si amministrava in forma autonoma e democratica. Nella ’villa’ c’erano i ’fuochi’, o unità familiari, che potevano essere formati da un’unica famiglia o, più spesso, dal capo-famiglia insieme con le famiglie dei figli e dei nipoti che abitavano in un’unica casa (famiglia patriarcale).

Il Comune era governato dalla ’vicinìa’, cioè dall’unione di tutti i ’capi-fuoco’ abitanti nel Paese ed aventi un ’censo’ stabilito (cioè una proprietà su cui contare), che venivano convocati alle riunioni, casa per casa, dall’uomo del ’comune’, detto anche ’messo’ o ’preco’. Le riunioni avevano luogo il giorno dopo il suono della campana. Nei tempi più antichi si radunavano all’aperto, sotto qualche albero (normalmente il tiglio, comune a tutti i Paesi dell’epoca), o sul sagrato della Chiesa. Più tardi invece si ritrovavano in un luogo apposito detto ’loggia’ o ’casa del comune’.

La ’Vicinìa’ era presieduta dal ’degano’ o ’bricco’, eletto dal Signore feudale, in rappresentanza dei capi-famiglia. Il degano era il legittimo rappresentante del Comune ed il tutore dell’ordine pubblico: imponeva le multe per i ’lamenti’ cioè per le proteste per i danni recati in campagna dagli animali o dalle persone; riscuoteva le tasse ed il dazio sul macinato. Accanto a lui, c’erano due giurati che stabilivano le tariffe del pane, del vino, della carne, secondo l’andamento dell’annata. Bollavano le misure ed imponevano le multe ai trasgressori. All’uomo del Comune spettava il compito di portare gli ordini e di intimare i sequestri.
Queste quattro autorità (degano, due giurati e l’uomo del comune), che duravano in carica un solo anno, ricevevano il compenso in generi alimentari o in denaro proveniente dalle tasse e dalle multe.
C’era poi il cancelliere, che era un notaio o uno scrivano, che faceva da segretario comunale; assisteva il degano e stendeva i verbali delle sedute e delle vicinìe.

Teor case tradizionali,  lungo la via che porta a Latisana

La convivenza civile in questi Comuni era regolata da statuti, ossia da un complesso di consuetudini o norme, varianti da Paese a Paese, che nei tempi più antichi venivano tramandate da padre in figlio e solo più tardi vennero messe per iscritto. Le deliberazioni venivano prese a maggioranza di voti, in antico a voce o per alzata di mano, più tardi con voto segreto. Nella ’villa’ non tutti i capi famiglia avevano gli stessi diritti: erano membri della vicinia solo i cosiddetti ’vicini’ cioè abitanti dello stesso villaggio, (donde il nome di ’vicinia’ alla comunità) che avevano un certo censo (proprietà), mentre i più poveri, i sottani non avevano diritto al voto e non potevano essere eletti nelle cariche maggiori. Da qui il nome di sottani, che stavano cioè sotto gli altri e svolgevano solo servizi, quali tenere a posto le strade rovinate dai carriaggi e dalle acque.

Parallela alla vicinia comunale, c’era quella parrocchiale, formata dagli stessi capi-fuoco, che avevano lo scopo di curare le proprietà delle Chiese e di provvedere al loro mantenimento. Nella vicinia parrocchiale veniva eletto il ’cameraro’, che era l’amministratore e l’esecutore delle delibere vicinali, ed i sindaci, che si facevano garanti delle entrate della chiesa (riscuotevano gli affitti dei terreni, i censi, i livelli, e le varie decime) e delle uscite, pagando i creditori. C’era poi il monaco ’muini o muni’, corrispondente al messo comunale, che al suono della campana convocava alla Chiesa i ’vicini’.

Anche le varie confraternite esistenti nei secoli scorsi nei nostri paesi, nominavano il cameraro per amministrare i loro beni ed il priore per dirigere la confraternita.
Tutte le cariche, come quelle civili, erano di durata annuale.

Va pure ricordato che il Signore feudale aveva alle volte il diritto di scegliere il Sacerdote della Parrocchia nei suoi feudi. Con l’avvento delle riforme napoleoniche, questo diritto, dove c’era, passò ai capi-famiglia: è questo il caso di Campomolle, Driolassa, Rivarotta; non risulta invece che Teor l’abbia mai avuto. Dopo questa digressione su come si svolgeva la vita interna della ’villa’, vediamo da chi dipendevano i nostri paesi nell’epoca feudale. Fino al 1420 il sovrano della ’Patria del Friuli’ era il Patriarca di Aquileia e da lui dipendevano i vari feudatari e signorotti locali, che come ricompensa dei servizi prestati ricevevano terre e castelli. Alcuni di questi cercarono di svincolarsi dal Patriarca, come fecero i Conti di Gorizia che, appoggiandosi alla Casa d’Austria, finirono poi per essere feudatari di quell’Arciduca.